Malattie prevenibili

Questa pagina contiene una breve descrizione delle malattie infettive per le quali si prevede la vaccinazione. Ogni voce rimanda alla scheda sintetica corrispondente, nella quale sono riportate le informazioni riguardanti la malattia e le modalità di prevenzione come da protocolli validati.

Per eventuali approfondimenti e quesiti specifici è importante rivolgersi al proprio medico di fiducia.

Cos’è
La difterite è una grave malattia infettiva causata da una tossina prodotta da un batterio, il Corynebacterium diphtheriae. La malattia produce la formazione di membrane nel naso e nella gola che talvolta possono impedire la respirazione. L’infezione è prevalentemente localizzata alla faringe con interessamento a distanza di vari organi e tessuti per azione diretta della tossina difterica che si diffonde attraverso la circolazione sanguigna. In alcuni casi la malattia può provocare gravi danni agli organi interni come cuore, reni e sistema nervoso, paralisi e morte per soffocamento. In Italia non si verificano casi da molti anni, ma focolai epidemici si sono verificati in particolare nei Paesi Europei e nel 2015 si è verificato un caso in Spagna in un bambino non vaccinato.

Come si trasmette
La difterite si trasmette per contatto diretto attraverso l’inalazione di goccioline di saliva contaminate di un malato o di un portatore sano/convalescente oppure per contatto indiretto con oggetti contaminati (giocattoli, stoviglie, ecc.). I mesi freddi e l’affollamento favoriscono il contagio.
Il periodo di incubazione è abitualmente di 2-6 giorni, occasionalmente può essere più lungo.

La prevenzione
È disponibile la vaccinazione che è prevista in Italia per tutti i nuovi nati ed è somministrata in associazione con gli altri vaccini dell’infanzia. Tale vaccino conferisce una protezione elevata che ha una durata nel tempo molto lunga ed è ulteriormente garantita dall'esecuzione di periodici richiami effettuati ogni dieci anni.

Cosa fare se si verifica un caso
Nei confronti del malato: isolamento stretto nei casi di difterite laringea e isolamento da contatto nei casi di difterite cutanea.
Nei confronti dei contatti: sorveglianza clinica di conviventi e contatti stretti per 7 giorni dall’ultimo contatto con il paziente, con indagini di laboratorio per evidenziare eventuali portatori asintomatici. In base allo stato vaccinale somministrazione di dose di richiamo o di ciclo vaccinale completo. Indipendentemente dallo stato vaccinale si somministra terapia antibiotica come profilassi.

Cos’è
È una malattia di origine virale estremamente contagiosa che colpisce maggiormente i bambini tra i 5 e i 10 anni, ma può interessare anche gli adulti. Dopo un’incubazione molto lunga (14-21 giorni) e un breve periodo di malessere diffuso con febbre variabile, compare un’eruzione cutanea costituita da macchioline rosse, lievemente rilevate che, nel corso di qualche ora, si trasformano in vescicole contenenti liquido e che appaiono a ondate successive per 3-4 giorni. Successivamente le vescicole si rompono lasciando piccoli crateri su cui si formano croste che gradualmente si staccano in modo spontaneo nel giro di circa una settimana. L’eruzione cutanea, pruriginosa, compare prima sul cuoio capelluto, sul viso e sul torace e poi si estende al ventre, ai genitali, alle braccia e alle gambe.

Come si trasmette
Ci si contagia attraverso un contatto diretto con la saliva del paziente infetto, oppure con le goccioline respiratorie emesse con la tosse, gli starnuti o anche semplicemente parlando, oppure attraverso il contatto con il liquido contenuto nelle vescicole. Il malato è contagioso da 5 giorni prima a 5-6 giorni dopo la comparsa delle prime vescicole.

La prevenzione si basa su due cardini: evitare i contatti con soggetti malati, soprattutto per persone con particolari condizioni (ad esempio soggetti con deficit del sistema immunitario e donne in gravidanza), e la vaccinazione.
I soggetti immunodepressi che non hanno mai avuto la malattia devono evitare contatti con un malato poiché rischiano una forma molto grave di malattia.
Anche le donne in gravidanza che non hanno mai avuto la varicella devono evitare contatti con un malato poiché l’infezione, che può essere trasmessa al feto attraverso la placenta, tra la tredicesima e la ventesima settimana di gestazione può causare malformazioni; inoltre, la varicella può essere fatale nel neonato se la mamma presenta l’infezione nel periodo che va da 5 giorni prima a 2 giorni dopo il parto.
Per questo è importante che le donne che programmano una gravidanza provvedano a vaccinarsi prima, in caso non abbiano mai avuto la malattia in passato.
Per saperne di più sulla vaccinazione contro la varicella, potete consultare la pagina dedicata.

Cosa fare quando si verifica il caso
Tenere a casa la persona per almeno 5 giorni dalla comparsa delle vescicole, evitando il contatto diretto soprattutto con donne gravide, neonati, soggetti immunodepressi. La vaccinazione, a base di virus vivi attenuati, può prevenire la malattia nei contatti se somministrata entro le 72 ore (massimo 120 ore) dall’esposizione al soggetto malato: è pertanto indicato vaccinare i contatti adulti che non hanno mai fatto la malattia in quanto la varicella, se contratta in età adulta, può presentare un andamento più grave con più frequenti complicanze. 

Cosa non è necessario fare
Non è indicata l’esecuzione della vaccinazione ai compagni di scuola o ad altri contatti in età infantile.

Cos’è
Il tetano è una malattia infettiva non contagiosa dovuta alla tossina prodotta da un batterio molto diffuso nell’ambiente (Clostridium tetani). Tale batterio cresce solo in assenza di ossigeno, è presente in natura sia in forma vegetativa sia in forma di spore. La tossina tetanica è capace di raggiungere il sistema nervoso e di danneggiarlo causando contrazioni muscolari dolorose e persistenti, l’evoluzione è sempre molto grave e spesso può portare a morte.

Come si trasmette
Il Clostridium tetani è ospite innocuo dell’intestino degli animali (bovini, equini, ovini) e dell’uomo. Viene eliminato con le feci e contamina il terreno che ne diventa il serbatoio. Le spore da esso prodotte sono molto resistenti e possono penetrare nell’organismo umano attraverso ferite, anche piccole, della cute o delle mucose contaminate da terriccio o da oggetti sporchi.
Il periodo di incubazione varia da 3 a 21 giorni (media di 10 giorni), ma può oscillare da un giorno a diversi mesi in relazione a tipo, estensione e localizzazione della ferita.
La malattia non si trasmette da uomo a uomo.

La prevenzione
È disponibile la vaccinazione che è prevista in Italia per tutti i nuovi nati ed è somministrata in associazione con gli altri vaccini dell’infanzia. Tale vaccino conferisce una protezione elevata, ma per conservare l'immunità sono opportuni ulteriori richiami ogni dieci anni.
Importanti misure profilattiche sono rappresentate dal mantenere ambienti e strumenti sterili in ambito chirurgico e dalla detersione accurata delle ferite traumatiche. 

Cosa non è necessario fare
Non sono necessari specifici interventi di isolamento, in quanto non esiste il rischio di contagio interumano.

Cosa sono

Morbillo
Si presenta con febbre, tosse, raffreddore, congiuntivite e macchie di color rosa-rossastre, piccole e rilevate, diffuse su tutto il corpo, senza prurito; spesso colpisce i bimbi tra i 5 e i 10 anni, ma negli ultimi anni si sono verificati casi anche in giovani-adulti. Si risolve in pochi giorni, ma può provocare complicanze come otite, bronchite e polmonite ed encefalite.

Parotite
È un’infezione delle ghiandole salivari (quasi sempre le parotidi) che dà febbre e rigonfiamento nella zona tra orecchio e mandibola; spesso è confusa con infezioni dovute ad altri virus. Ha un decorso benigno, ma nei maschi che si ammalano in età giovane adulta può provocare infiammazione dei testicoli e solo in rari casi infertilità.

Rosolia
Non è facile da diagnosticare perché assomiglia ad altre malattie da virus; si presenta con febbre, anche inferiore ai 38°C, macchie rosa piccole e diffuse, rigonfiamento dei linfonodi; è una malattia con decorso benigno e breve; sono possibili complicanze in gravidanza. Se contratta in gravidanza tutti gli organi ed i tessuti fetali sono coinvolti e gli effetti sul prodotto del concepimento possono essere molto gravi: aborto spontaneo; morte intrauterina del feto; malformazioni e lesioni di tipo infiammatorio, principalmente a carico del sistema nervoso, dell’apparato cardiocircolatorio, degli organi di senso, con ritardato sviluppo fisico e psichico (Sindrome da rosolia congenita).
Il rischio di avere gravi malformazioni nel feto quando la rosolia viene contratta in gravidanza è massimo nel primo trimestre (85% nelle prime 8 settimane, 52% dalla nona alla dodicesima settimana di gestazione), mentre le infezioni contratte dopo la ventesima settimana raramente provocano malformazioni congenite.

Come si trasmettono
Morbillo, parotite e rosolia si trasmettono per via aerea: persone malate o che sono in fase di incubazione, eliminano i virus con le goccioline emesse con starnuti o colpi di tosse; per contagiarsi bisogna inalare queste goccioline, perciò ci si ammala solo se si sta molto vicino ad un malato. Non ci sono portatori di questi virus e neppure sopravvivono nell’aria o in locali chiusi: quindi c’è solo la possibilità della trasmissione diretta da malato a sano.

La prevenzione
La prevenzione si basa su vaccinazioni che, nel caso di morbillo, parotite e rosolia, sono contenute in un unico vaccino: si somministra nei bimbi piccoli a 12-15 mesi di vita e poi viene ripetuto un richiamo a 5-6 anni. Per saperne di più sulla vaccinazione anti-morbillo-parotite-rosolia, potete consultare la pagina dedicata.
Le misure di comportamento generali consistono nell’evitare contatti ravvicinati bocca-bocca (ma per i bambini è piuttosto difficile!), utilizzare fazzoletti monouso, coprire la bocca quando si tossisce o starnutisce.

Cosa fare quando si verifica un caso
Tenere a casa la persona malata per almeno cinque giorni dopo la comparsa delle macchie, evitando il contatto diretto con altre persone non vaccinate.
Fare la vaccinazione agli altri componenti della famiglia o ai compagni di scuola o di lavoro che siano stati a contatto col malato nei giorni immediatamente precedenti (quando cioè il malato aveva in incubazione la malattia e diffondeva a sua insaputa il virus); la vaccinazione va fatta quanto più presto possibile, meglio entro le 72 ore.
La vaccinazione non può essere fatta a donne in gravidanza o persone che sono gravemente immunodepresse.

Cosa non è necessario fare
Non sono necessarie disinfezioni o disinfestazioni degli ambienti.
Non è utile fare le immunoglobuline (a meno che si tratti di persone che non possono essere vaccinate). 

Cosa sono
La meningite e la sepsi sono malattie invasive causate da diversi agenti patogeni, prevalentemente di natura batterica, e si possono verificare a ogni età. La meningite è l’infiammazione delle meningi, cioè delle membrane che avvolgono il cervello. La sepsi è un’invasione massiva da parte di un agente patogeno di tutti gli organi attraverso il sangue.
Tra le forme batteriche, le principali sono quelle da:

  • Meningococco (Neisseria Meningitidis), che colpisce di preferenza i bambini con meno di 5 anni, ma non mancano casi nei giovani e negli adulti. Nel nostro Paese si verificano maggiormente durante l’inverno e la primavera; la quasi totalità dei casi si manifesta in forma sporadica (caso singolo); esistono diversi sierogruppi di meningococco, di cui sono prevalenti il B e il C; 
     
  • Pneumococco (Streptococcus pneumoniae) che colpisce più frequentemente persone immunocompromesse e anziani, in percentuale minore bambini di età inferiore ai 5 anni ed è più frequente durante i mesi invernali;
     
  • Emofilo (Haemophilus influenzae tipo b) che colpisce generalmente soggetti dai 2 mesi ai 3 anni; rara oltre i 5 anni. Tali germi possono albergare abitualmente nelle alte vie aeree senza dare problemi; in alcuni casi si manifestano infezioni delle prime vie respiratorie che possono guarire spontaneamente, oppure in alcune circostanze diventano aggressivi causando la forma invasiva. Essa è caratterizzata da un inizio con febbre, in genere elevata, intenso mal di testa, nausea e spesso vomito. In alcuni casi può evolvere rapidamente con porpora fulminante (chiazze rosse sulla pelle dovute a microemorragie), shock e decesso.

Come si trasmettono
L’infezione viene trasmessa direttamente da persona a persona, attraverso le goccioline emesse con la respirazione dal naso e dalla bocca.
Il periodo di incubazione per quanto riguarda il Meningococco è variabile da 2 a 10 giorni, in media 3-4 giorni; per lo Pneumococco e l’Emofilo è breve: 1-4 giorni.
La contagiosità è presente per tutto il periodo di permanenza del microrganismo nelle secrezioni orofaringee; l’infettività cessa in genere dopo 24-48 ore dall’inizio di un adeguato trattamento antibiotico.

La prevenzione
Sono disponibili vaccini che però non coprono tutti i ceppi dei differenti agenti:

  • Vaccinazione anti meningococco disponibile contro i gruppi C, B e ACWY (associati),
  • Vaccinazione anti pneumococco:
    • un vaccino coniugato diretto contro 13 sierotipi dello pneumococco (PCV13) e contro 10 sierotipi dello pneumococco (PCV10),
    • un vaccino polisaccaridico diretto contro 23 sierotipi dello pneumococco (PPV23),
  • Vaccinazione anti emofilo B: proposta a tutti i nati in associazione con la vaccinazione contro difterite - tetano - pertosse - poliomielite - epatite B.

Per i soggetti appartenenti alle categorie a rischio si rimanda alla pagina dedicata.

Cosa viene fatto in presenza di un caso
Nei confronti del malato. Anche in caso di solo sospetto di meningite il malato è sottoposto in ospedale a isolamento respiratorio per 24-48 ore dopo l’inizio di adeguata terapia.

Nei confronti dei contatti. In relazione alla manifestazione di un caso di meningite o sepsi batterica sono attuati dalle ATS una serie di interventi di controllo e di profilassi sui contatti, che saranno differenti a seconda dell’agente infettivo isolato e di quanto emerge dall’indagine epidemiologica per l’identificazione dei soggetti esposti. In tutte le forme batteriche, sia che si manifestino col quadro di meningite che di sepsi, viene attuata sorveglianza sanitaria per 10 giorni sui contatti stretti.

Per i casi di meningite/sepsi da Meningococco o da Haemophilus influenzae tipo b sono previsti interventi di profilassi con antibiotico e controllo sui contatti; nelle forme da Pneumococco non sono indicati interventi di profilassi sui contatti. Nei casi di meningite batterica, senza identificazione del germe, viene attuato quanto previsto per le forme meningococciche. La profilassi antibiotica, da iniziarsi il più precocemente possibile, è raccomandata per i soggetti che hanno avuto un contatto stretto con il caso durante i 10 giorni prima della comparsa della malattia (cioè durante il periodo di incubazione) ad esempio familiari, compagni di classe, colleghi di lavoro che condividono gli stessi spazi per periodi prolungati (vedi opuscolo per la definizione di contatto).
La profilassi antibiotica non è raccomandata per il contatto occasionale o per contatti indiretti, cioè soggetti che non hanno avuto alcun rapporto con il malato.

Cosa non è necessario fare
La disinfezione degli ambienti ove ha soggiornato il malato non è da considerarsi una misura efficace alla prevenzione di altri casi 

Cosa sono
Le epatiti virali sono infiammazioni acute che, nel caso delle forme dovute ai virus di tipo B, C e D, possono degenerare in croniche.
Si manifestano con malessere generale, inappetenza, astenia e senso di stanchezza, nausea e dolori addominali, talvolta febbre e ittero (colore giallastro della pelle e delle congiuntive e urina color rossastro). Molte volte l’epatite virale decorre senza ittero e quindi con una sintomatologia che molto assomiglia a un’influenza: non viene perciò diagnosticata. Tuttavia, poiché a seguito dell’infezione vengono prodotti anticorpi, è possibile attraverso esami del sangue, anche anni dopo, rilevare se la persona ha contratto nel passato tali malattie.

Come si trasmettono
L’epatite virale A si trasmette attraverso la via oro-fecale, principalmente con alimenti contaminati: sono particolarmente a rischio i frutti di mare crudi o poco cotti. Può anche accadere che una persona malata, 15-30 giorni prima di manifestare i sintomi, contagi un familiare o persone che condividono con lei lo stesso ambiente per lungo tempo, a causa di una cattiva igiene personale. Non ci sono portatori cronici del virus.
L’epatite virale B si diffonde invece in modo completamente diverso, cioè attraverso il sangue e i rapporti sessuali. Possono diffondere l’infezione sia i malati che i portatori, ossia persone che hanno contratto in precedenza la malattia e, non avendo sviluppato gli anticorpi, mantengono il virus nel sangue.

La prevenzione
Per entrambe queste forme di epatite virale è disponibile un vaccino specifico. Contro l’epatite B sono vaccinati tutti i bambini entro il primo anno di vita e, dato che in Italia la vaccinazione è stata introdotta nel 1991, ormai sono vaccinate le persone al di sotto dei 28 anni. La vaccinazione è praticata anche agli operatori sanitari e altri gruppi a rischio di contagio, quali i familiari di portatori.
La vaccinazione contro l’epatite A è invece indicata a coloro, adulti e bambini, che si rechino in zone ove la malattia è particolarmente diffusa (aree tropicali e subtropicali o a basso tenore igienico-sanitario) e a particolari categorie a rischio per patologia/status.

Cosa fare se si verifica un caso
In caso di epatite A è necessario attuare l’isolamento enterico, cioè porre attenzione all’igiene dei servizi igienici usati dal malato, al lavaggio delle mani prima dei pasti e dopo l’uso dei servizi.
È opportuno che il malato non frequenti la collettività per 7 giorni dall’inizio dei sintomi.
I familiari o compagni del malato, se frequentante collettività infantili e scuola primaria, devono essere vaccinati tempestivamente (possibilmente entro 7 giorni dall’esordio dei sintomi nel caso).
In caso di epatite B è necessario ribadire le precauzioni standard, per prevenire l’esposizione e il contatto con il sangue e altri fluidi biologici, che dovrebbero comunque essere attuate indipendentemente dai casi di malattia. Poiché tutti i frequentanti comunità scolastiche risultano vaccinati, non è necessario avviare ulteriori misure specifiche, considerato che sempre quando vi è esposizione al sangue occorre adottare le “precauzioni universali”.

Cosa non è necessario fare
Non è necessaria la disinfezione di locali o ambienti. In presenza di un portatore di epatite B in collettività scolastica non è indicato effettuare lo screening sierologico (esame del sangue) nei contatti.
 

Cos’è
È una malattia infettiva causata da un batterio, la Bordetella pertussis, capace di produrre una tossina che provoca un danno alle mucose dei bronchi e delle loro ramificazioni più piccole, i bronchioli, che reagiscono a questa “offesa” restringendosi (broncospasmo). Si manifesta inizialmente con tosse e catarro, che successivamente si presenta con accessi anche convulsi, spesso accompagnata da un sibilo che si sente quando si introduce l’aria, e da vomito alla fine degli accessi di tosse. La tosse dura almeno due settimane, ma può protrarsi fino a 3 mesi.
Può interessare qualsiasi età, ma è più frequente nei bambini; la maggior parte dei casi si verifica in primavera e in inverno e ogni 4-5 anni ci sono delle piccole epidemie. Da quando si è contagiati ai primi sintomi trascorrono in media 7-10 giorni, ma questo intervallo può allungarsi anche fino a 20 giorni.

Come si trasmette 
È molto contagiosa, specie all’inizio nel periodo catarrale, e può durare a lungo, fino a 3-4 settimane. Si trasmette da una persona infetta o ammalata a una sana, attraverso le goccioline di muco o di saliva. Se gli antibiotici vengono iniziati presto, la persona malata è meno contagiosa e smette di esserlo dopo cinque giorni di terapia.

La prevenzione 
È disponibile una vaccinazione, somministrata in associazione con gli altri vaccini dell’infanzia, che conferisce un’alta protezione. Per saperne di più potete consultare la pagina dedicata alle vaccinazioni esavalente (6 vaccini in 1) e tetravalente (4 vaccini in 1).

Cosa fare quando si verifica un caso 
Quando viene diagnosticata la pertosse in un bambino è opportuno che per un periodo di cinque giorni dall’inizio della terapia antibiotica, si assenti dalla collettività (scuola, nido ecc.). I bambini al di sotto dei 7 anni di età, che frequentano continuativamente un malato di pertosse, anche se vaccinati, è opportuno che vengano sottoposti a terapia antibiotica. Se poi si tratta di bambini non adeguatamente vaccinati, è opportuno che anche questi bimbi non frequentino collettività e riducano il contatto con altri bambini per 5 giorni dall’inizio della terapia antibiotica (o per 14 giorni se non trattati).

Cosa non è necessario fare 
Non sono né utili né necessarie disinfezioni dell’ambiente, mentre è importante la corretta aerazione dei locali dove soggiorna il malato. 

Cos’è
La poliomielite è una grave malattia infettiva e contagiosa, causata da virus che colpiscono il sistema nervoso. L'infezione solitamente non dà sintomi specifici, solo in pochi casi una sindrome simil-influenzale che tende a risolversi nel giro di una settimana.
Tuttavia, in alcuni casi (fino a 1 su 100) può provocare una paralisi temporanea o irreversibile, generalmente a livello delle gambe, che può essere mortale se coinvolge anche i muscoli respiratori. In circa 1 caso su 200 rimangono problemi a lungo termine, come paralisi permanenti di qualche tipo, debolezza muscolare, atrofia dei muscoli, contratture, deformità come gambe o piedi torti. Talora, a distanza di decenni, possono ripresentarsi i sintomi di una precedente poliomielite o verificarsi un peggioramento dei problemi esistenti legati ad essa.
La malattia è ancora presente in alcune zone del mondo con scarse condizioni d’igiene e disponibilità di acqua: la vaccinazione sta contribuendo alla sua eradicazione.

Come si trasmette
Il virus si trasmette con le feci, che possono contaminare gli alimenti, l’acqua potabile o le mani, oppure tramite la saliva e le goccioline emesse con i colpi di tosse e gli starnuti da soggetti ammalati o portatori sani. Una volta contratto il virus, si è contagiosi da una settimana prima che compaiano i sintomi fino a diverse settimane dopo. Anche chi si è infettato ma non presenta sintomi può diffondere l’infezione.
Ci sono stati rari casi di trasmissione della poliomielite da soggetti vaccinati con un vaccino vivo attenuato. Questo rischio non esiste in Italia perché viene utilizzato un vaccino con virus inattivato (IPV), da somministrare con iniezione intramuscolo.

La prevenzione
La vaccinazione è l’unico modo per evitare la malattia e le sue potenziali conseguenze. Viene offerta a tutti i nuovi nati all’interno della vaccinazione 6 in 1 – Esavalente ed è previsto un richiamo all’età di 5-6 anni e 15-16 anni con il vaccino 4-in-1 anti-difto-tetano-pertosse-polio.
E’ importante verificare se siete vaccinati per la poliomielite o se avete fatto un richiamo negli ultimi dieci anni anche nel caso in cui stiate pianificando un viaggio in una zona dove questa malattia è ancora diffusa.
Per ulteriori informazioni sui paesi a rischio potete consultare il sito www.polioeradication.org/Keycountries.aspx

Cosa fare se si verifica un caso
Non esiste una cura per la poliomielite e una volta contratta l’unico trattamento possibile è quello di supporto delle funzioni vitali, oltre al tentativo di ridurre le sequele a lungo termine. Per questo motivo è importante che vostro figlio sia vaccinato contro questa malattia.

Per chi viaggia
Per chi visita paesi dove il poliovirus è ancora circolante, sono disponibili le raccomandazioni in allegato.

Travel advice (italiano)

Documento PDF - 347 KB

Travel advice (tedesco)

Documento PDF - 242 KB

Travel advice (spagnolo)

Documento PDF - 234 KB

Travel advice (francese)

Documento PDF - 238 KB

Travel advice (inglese)

Documento PDF - 274 KB

Cos’è
Le gastroenteriti da Rotavirus rappresentano la causa più frequente di gastroenterite grave nei neonati e i bambini al di sotto dei 5 anni. L’infezione inizia con febbre e vomito seguiti, dopo 24-48 ore, da diarrea acquosa, per 3-8 giorni, che nei bambini molto piccoli può causare disidratazione e richiedere il ricovero in ospedale. I bambini nati prematuri (prima delle 37 settimane di gestazione) hanno un maggior rischio di sviluppare forme gravi.

Come si trasmette
Il virus si diffonde attraverso superfici o mani - la modalità più frequente - contaminate da feci infette. 

La prevenzione
Non esistono misure efficaci per eliminare completamente l'infezione da Rotavirus. È importante il lavaggio frequente delle mani con il sapone o con altri detergenti che, anche se non in grado di  uccidere il virus, può limitarne la diffusione. Più in generale, è fondamentale una buona igiene degli ambienti sia domestici che collettivi (es: asili nido).
La vaccinazione è la principale modalità di prevenzione della malattia e delle sue potenziali conseguenze. Viene offerta a tutti i nuovi nati, a partire dall’anno di nascita 2018, in occasione della prima dose di vaccino 6 in 1 – Esavalente e di Pneumococco.

Cosa fare se si verifica un caso
Non esiste una cura specifica contro il Rotavirus; reidratazione e rialimentazione sono i capisaldi del trattamento delle diarree acute.
Si ricorda di rispettare le norme igieniche in particolare il lavaggio frequente delle mani e la pulizia e sanificazione delle superfici. 

Per chi viaggia
Per i viaggiatori diretti in zone con scarse condizioni igieniche, oltre al lavaggio frequente delle mani, è importante bere solo acqua in bottiglia sigillata, non consumare verdure crude e frutta sbucciata, evitare il ghiaccio, succhi e altre bevande se non sigillate.

18/06/2018